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Confusion Gods

At The Gates Of Confusion

DATA PUBBLICAZIONE: 28/11/2007

GENERE: Black Metal
USCITA: 2007
ETICHETTA: Autoprodotto/Necrotorture
RECENSORE: Evil S
Attivi dal lontano 1997,questi Confusion Gods hanno avuto una storia alquanto movimentata: dopo qualche anno di attività sulle scene si sono infatti sciolti, per poi ritornare rigenerati e rinnovati, anche a livello di line-up.

La band nasce come Black Metal band, ma inserisce nella sua proposta anche alcune influenze di generi limitrofi come il Death (poco) e Thrash (molto di più, visto che caratterizza molte delle melodie del demo); per quanto riguarda i freddi aspetti tecnici c’è da dire che tecnicamente la band si sa muovere nel genere, soprattutto i due chitarristi e il vocalist Pier, che ci dimostra un certo eclettismo nel saper alternare growl e screaming vocals, mentre la produzione è abbastanza chiara da rendere distinguibili tutti gli strumenti.


Il demo si apre con “At the Gates of Confusion”, che apre il lavoro con delle chitarre cupe e malinconiche, per poi accelerare in modo repentino; la traccia è la più epica, ed è caratterizzata da numerose sfaccettature melodiche create dalle chitarre. Si prosegue con “Ghost”, che inserisce un riffing che riporta un po’ alla mente certo Death Metal, ed anche questo brano alterna rallentamenti e ripartenze spaccacollo; anche in questo caso le chitarre creano dei riffs veramente piacevoli all’ascolto. La terza traccia in scaletta è “Dead Flesh”, la traccia più groovy e forse anche la più tipicamente Black Metal, nonostante il riffing a volte sconfina nel primitivo Thrash, quello che può anche toccare certe sonorità Classic Metal; “Towers of Repugnance” è il brano più breve del lotto, ma non per questo meno interessante, infatti il suo riffing ricorda a tratti qualcosa dei Death.

Penultima traccia in scaletta è “Hell in the Cell”, caratterizzata da un guitar working abbastanza articolato,ed è sicuramente un brano molto thrasheggiante; come i brani iniziali presenta un alternarsi di rallentamenti e accelerazioni. Chiude il lavoro la lunga “Fucking Spritual Priest” che ripropone le stesse strutture dei brani succitati, un po’ come un ideale summa dell’intero demo; sicuramente curiosa la Ghost Track, un pezzo molto particolare: un incrocio tra Thrash Metal e Drum’n’Bass.

In chiusura c’è da dire che questi ragazzi ci sanno fare, visto che ci sono sia idee che suono e possono senz’altro migliorare, magari evitando di riproporre le solite dinamiche (rallentamento/accellerazione improvvisa con fuga chitarristica).Pienamente sufficienti alla prova demo comunque.

VOTO: 68

 

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